Bernard Lassus

 

Un uomo arriva a Stoccolma via mare. E’ il 1969. Quando la nave entra nel porto vede un paesaggio equilibrato, in armonia con l’abitato a ridosso dello scalo. Man mano che la nave si avvicina alla banchina l’uomo si accorge che c’è una corazzata attraccata, perfettamente mimetizzata, grazie ai suoi colori, con il paesaggio circostante. Quell’uomo è Bernard Lassus, uno tra i maggiori paesaggisti europei, oggi ottantenne, insignito nel corso della sua carriera con importanti riconoscimenti, tra i quali la Médaille d’Or Sir Geoffrey Jellicoe, I.F.L.A. (International Federation of Landscape Architects)-UNESCO, nel 2009 e la ISA Médaille pour la Science, Istituto di Studi Avanzati, Université di Bologna, Italie, nel 2010.

Da quella folgorazione – le ‘camouflage’ che inganna i sensi – Lassus capisce che la percezione fisica degli oggetti cambia con i colori e con la luce. E che l’apparenza può essere diversa dalla sostanza e giocare un ruolo importante per la funzione degli oggetti e delle strutture. “Basta guardare il paesaggio nel suo insieme, vedere come interagisce con i colori e con la luce, per intervenire, magari anche con un po’ di ironia, e rendere piacevolmente fruibile ciò che non lo è”, recita il paesaggista.

È questa in sintesi estrema, la lectio magistralis che Bernard Lassus porta in Italia. I suoi “Percorsi Paesaggistici” hanno fatto tappa a Salerno, prima di raggiungere Roma, Bologna e Venezia.

“Con ironia si possono creare anche alberi artificiali, di metallo, ma che hanno la stessa funzione visiva di una cortina, se è necessario”, ha affermato Lassus che non ha esitato a creare delle vere e proprie onde di verde in prossimità di un fiume, per preparare visivamente all’arrivo al mare del corso d’acqua.

E a proposito del cemento che in Italia è spesso visto dai paesaggisti come una ‘bestia nera’, Lassus confessa candidamente “Spesso uso il cemento, perché è un materiale plastico, gli si può fare assumere qualsiasi forma e colore”.

Che la percezione degli oggetti cambi con i colori Lassus lo ha dimostrato nel progetto della Baia dei Pini, a San Mauro Cilento. Una lottizzazione che sembrava senza speranza dal punto di vista paesaggistico, che Lassus ha condotto a vita nuova con i colori giusti e i giusti interventi di scorci e verde appropriato, guardando ai muri come possibili “pareti vegetali”.

Nell’approccio al paesino cilentano, arroccato sulla collina, a strapiombo sul mare, con una cortina di alti pini, Lassus ci mette tutta la lentezza possibile. Chiede di buonora, al mattino, una barca. Guarda dal mare la collina straziata, le case bianche come un pugno nell’occhio. Si fa accompagnare dal barcaiolo ancora una volta al tramonto, studia le luci, detta i colori della ‘nuova’ Baia dei Pini. Dai cinque anni di lavoro del paesaggista viene fuori un progetto di restauro ma anche un libro, “Il restauro impossibile, un progetto di Bernard Lassus per il Cilento”, a firma di Paola Capone, docente universitaria che anni addietro, per prima, chiese a Lassus, di intervenire con un progetto.

Claudia Bonasi

  • silviabelmonte3

    forse il segreto è quello…bisognerebbe invitare tutti ad un giro in barca alle prime ore del giorno e alle prime ore del tramonto…forse così si potrebbe guardare quello che il parco del fuenti è diventato e anche quello che diventerebbe…